«La salvezza sta nella scrittura.»
Uno sbadiglio mannaro e scende un sipario di cristalli: è finita l'estate.
Qualcuno leggendo due post qui sotto ha pensato ad una cosa tenera e bella, che sicuramente prima o poi succederà, ma per ora i miei bimbi sono solo queste poche righe.
L'arpa tace. Le dita, intatte, corrono sotto i cuscini come gattini impauriti. Chi ha voglia d'intessere oggi? Ali antiche avvolgono il mio corpo. E il sorriso s'allunga verso un nuovo sogno.
Un'altra Pasqua è trascorsa e nuovi glicini penzolano giù dai balconi. Riapro la finestra, a poco a poco, per bisbigliarvi ancora qualcosa, ma piano, che il mio amore non si svegli.
Sinceri auguri a tutti per una Pasqua all'insegna della pace!
Da qui, affacciata alla balaustra impossibile sulle calli brulicanti, da qui vorrei lanciare il mio aquilone e annodargli i miei cirri uggiosi, ormai putridi e stanchi. Che vadano, risucchiati dalle correnti del Bell’Occidente. Ma su questa terrazza screziata di ombre, fra il sussultare dei tendoni al vento del carnevale, non trovo fili, né carta, né voglia di volo.
Mordo un raggio di sole azzimo, croccante di semi d’anice, ma la nebbia mi viene incontro, invade la calle in turbolenze opache. Un rabbino chiama l’amico, affacciati Shamuel! Un tuffo veloce degli occhi dentro il varco buio della sinagoga: brilla qualcosa in fondo, ma non voglio lasciar appeso là il mio sguardo, sia mai che si impigliasse in garbugli di cabale: la polvere dei golem mi fa starnutire.